Frequently Asked Question
& Answer (F.A.Q.)
Economia e Gestione delle Imprese
Modulo 1
1. Che differenza c’e’ fra economie di scala e di
scopo? Le economie di scala sono riduzioni del costo medio unitario
(economie) generate da un maggiore sfruttamento degli impianti e, in generale,
da una maggiore dimensione (scala) di una qualsiasi attività aziendale (vi sono
economie di scala negli approvvigionamenti, per effetti ad esempio degli
sconti-quantità; nella logistica per effetto di impianti e sistemi informativi
più grandi, moderni ed efficienti; ecc. ecc. ...gli economisti definiscono
proprio a tale riguardo il concetto di rendimenti crescenti delle attività, di
dimensioni "ottime", minime e massime degli impianti, ecc. ecc. vedere programmi
di Economia Politica – micro – e di Economia e Politica Industriale). Le
economie di scopo, invece, sono riduzioni nel costo medio unitario generate
dalla condivisione di una medesima attività (tangibile o intangibile - impianti,
macchinari, conoscenze, marchi, ecc.) fra due o più prodotti. Ad esempio, una
medesima rete di vendita che promuove, vende e distribuisce tre linee di
prodotti aziendali, invece di una sola linea, consente certamente di realizzare
delle economie di scopo . Esse sono definite anche economie di "portata" o di
"ampiezza del raggio d'azione", nel senso che si realizzano economie (riduzioni
relative dei costi) all'aumentare dell'ampiezza del raggio d'azione dell'impresa
(misurato ad esempio in termini di numero di linee o di varietà di prodotti). La
misura di tali economie e' data dalla differenza fra i costi della realizzazione
e della vendita combinata di due linee o varietà di prodotti rispetto alla loro
realizzazione e/o vendita separata (in genere i costi all’aumentare delle linee
aumentano meno che proporzionalmente….e per questo si realizzano delle
economie)…….ricorrendo a un adagio popolare si realizza un’economia di scopo
allorquando si “fa una via e due servizi"…….o si prendono “due piccioni con una
fava”.
2. Cosa sono le economie di espansione ? Il
concetto è complesso e richiederebbe ulteriori approfondimenti. In estrema
sintesi e riprendendo alcune considerazioni della domanda n.1,
le teorie tradizionali impostano la propria analisi sull’individuazione
di “relazioni assolute” tra dimensione delle imprese ed economie (di scala, di
scopo e di varietà) ottenibili. Negli ultimi decenni, più che cercare una
relazione funzionale tra produttività di un sistema e sua dimensione, ha avuto
inizio il dibattito sulla relazione tra dimensione e dinamiche evolutive, queste
ultime intese come “elasticità nel rispondere ai mutamenti ambientali”. In altri
termini, per il conseguimento di certe economie non sarebbe necessario, né
opportuno, definire a priori se conviene accrescere o diminuire le dimensioni
dell’impresa. In questo senso, le economie dimensionali non hanno natura
“statica”, ma prendono la forma di “economie di sviluppo (economie di
espansione) in cui la possibilità di ottenere delle economie non dipende dalla
dimensione assoluta raggiunta dalle imprese, ma dal percorso dimensionale
(sviluppo) che l’impresa segue nel tempo per apprendere e utilizzare al meglio
le conoscenze acquisite. Il concetto è stato sviluppato dagli studiosi della
teoria dello sviluppo che cercano di spiegare la vitalità delle piccole imprese
e allo stesso tempo i vantaggi della grande impresa. Tali
economie, possono anche non aver nessun rapporto con le dimensioni dell’impresa
cioè, possono o no tradursi in economie di dimensione.
3. Cos’è l’embeddedness? L'embeddedness e' il
fenomeno della contestualità dei processi economici d'impresa, ossia
l'interdipendenza con le risorse (capitale umano e capitale sociale) nel
contesto in cui opera, che ne condiziona (in positivo e/o in negativo) tanto
l'efficacia quanto l'efficienza dello svolgimento. Tale concetto, evidenzia come
legami apparentemente deboli tra impresa e interlocutori esterni, possano invece
avere un forte impatto sulla competitività e performance d'azienda e non solo,
ma anche su assetti istituzionali e finalità imprenditoriali.
4. Quali sono, se ci sono, le differenze tra una filiera e
una holding? Si tratta di due concetti radicalmente diversi. Con il
termine filiera in genere si intende un insieme di imprese collegate da
relazioni di fornitura e clientela che dall’impiego di materie prime giungono ad
elaborare (produrre) prodotti finiti. Si parla ad esempio di filiera
agro-industriale, intendendo la sequenza di imprese sovente collegate con
meccanismi informali - o di puro mercato - che vanno da quella agricola, a
quella di prima trasformazione, sino a quella di produzione di prodotti
alimentari che utilizza ad esempio frutta, prodotta dalla prima e lavorata dalla
seconda. Il termine holding, fa riferimento ad un modello organizzativo di
gruppo dove un’impresa (capo-gruppo) controlla altre imprese (controllate). La
principale distinzione è fra: holding industriale dove la capogruppo realizza
non solo un’attività di coordinamento strategico e finanziario ma anche
un’attività produttiva (es. Carraro, Fin.Par, ACEA, ecc.. ); holding finanziaria
caratterizzata dalla presenza prevalente di partecipazioni tra le proprie
attività (es. Camfin, Gemina, ecc..).
5. Il concetto di filiera di produzione coincide con il
concetto di distretto? No. Una filiera puo' avere una localizzazione concentrata, e quindi
assumere i caratteri di un distretto, ma non e' detto Il distretto e', infatti,
una concentrazione geografica di imprese (alcuni autori parlano di ispessimento
produttivo) caratterizzate da forti interdipendenze (ad esempio tutte
specializzate su una stessa produzione - ancorché differenziata; oppure legate
da relazioni di fornitura, oppure in "filiera").
6. Qual è la differenza tra “internazionalizzazione” e
“globalizzazione”? La
globalizzazione e' “una forma estrema” di internazionalizzazione. In altri
termini, la globalizzazione può essere vista come l'interrelazione dei mercati
su scala mondiale e, solo per determinati settori, assume anche il significato
di “omogeneità transnazionale” della domanda. L’internazionalizzazione rientra
tra le attività di espansione delle imprese. Tale attività è caratterizzata:
dalla crescita del commercio mondiale (aumentano le esportazioni); espansione
multinazionale (allestimento di impianti all’estero, acquisizioni di società
straniere).
7. Come definire il concetto di processo aziendale e
descrivere le categorie di processi identificati dal modello della catena del
valore? Per processo aziendale si intende l'insieme sequenziale e
organizzato, in modo implicito e esplicito, di attività funzionali alla
produzione e allo scambio di un bene o di un servizio. Secondo il modello della
catena del valore, ci sono processi – invero definite attività - primari e
processi di supporto. I processi primari comprendono la logistica in entrata, le
attività operative, la logistica in uscita, il marketing e vendite e i servizi.
Mentre le attività di supporto riguardano gli approvvigionamenti, lo sviluppo
della tecnologia, la gestione delle risorse umane e le attività
infrastrutturali. In base all’esame della sua catena del valore comparata con
quella dei principali concorrenti, l'impresa potrà decidere quale tipo di
strategia competitiva adottare, se adottare una strategia di leadership di
costo, una di differenziazione o di concentrazione su un singolo segmento di
mercato, al fine di valorizzare processi o attività sulle quali sono
riscontrabili performance eccellenti rispetto ai competitor.
8. Alla domanda che chiede le fasi in cui si sviluppa
l'innovazione tecnologica, devo rispondere della fase dell'invenzione, della
selezione e dell'innovazione? Oppure devo parlare della ricerca di base, della
ricerca applicata, dello sviluppo e della prototipizzazione,
dell'ingegnerizzazione e della commercializzazione? Entrambe le
risposte sono corrette. La prima si concentra sull’innovazione tecnologica come
processo economico-industriale. La seconda sul processo innovativo tipico
dell’impresa, e quindi in una prospettiva prettamente gestionale.
9. Alla domanda sui processi di gestione della funzione
ricerca e sviluppo devo parlare della valutazione strategica delle politiche di
R&S oppure solo della gestione operativa? La gestione
operativa riguarda solo la ricerca di base, la ricerca applicata, lo sviluppo e
prototipizzazione, l'ingegnerizzazione e la commercializzazione oppure devo
parlare anche della definizione del budget complessivo, del portafoglio progetti
della valutazione e selezione dei progetti e del controllo? La gestione
operativa della R&S è la sequenza che porta dall'idea al prototipo al lancio
per il singolo progetto di R&S. Valutazione del budget, selezione dei
progetti e controllo sono attività di natura più strategica, anche se
costituiscono parte essenziale – e per certi versi operativa - della gestione
della funzione R&S dell’impresa.
10. Cosa vuol dire firm-specific? "Firm-specific"
significa "specifiche dell'impresa". Il problema e' capire a cosa lo si
riferisce. Alle risorse e alle competenze? Allora vuol dire che non sono
replicabili in altre imprese e sono fonte di vantaggio competitivo. Insomma la
locuzione deve essere sempre specificata.
11. Cosa sono le economie di specializzazione e di
organizzazione? Le
economie di specializzazione sono le classiche economie di apprendimento o di
esperienza che dir si voglia, concettualizzate da Adam Smith e misurate dagli
ingegneri americani della Boeing (vedasi appunti dalle lezioni di EGI). Quelle
di organizzazione sono di diverso tipo. In linea di principio sono assimilabili
alle economie di scopo, ossia alla capacità di generare "sinergie"
organizzative, producendo più output con uno stesso tipo di input (ad esempio un
tecnico che addestra personale appartenente a diverse unità organizzative della
medesima impresa).
12. Cos’è la SWOT analysis?
SWOT sarebbe l'acronimo di Strength, Weakness, Opportunities e
Threats, cioè, in altri termini, l'analisi dei punti di forza e di debolezza
interni all’impresa e delle opportunità e minacce che derivano dal contesto
esterno. Lo schema SWOT è spesso utilizzato per la definizione e la valutazione
delle strategie di business delle imprese cioè, della “condotta” delle imprese
all’interno del proprio ambiente di riferimento. L’ambiente esterno di
riferimento può essere definito dalle relazioni dell’impresa con i clienti, i
concorrenti e i fornitori.
13. Qual è la differenza sostanziale tra le strategie
complessive e le strategie competitive? Le strategie complessive
rispondono alla domanda: dove competere?; le strategie competitive
rispondono alla domanda: come competere?.
14. Lo sviluppo orizzontale via acquisizioni si realizza
raggruppando più imprese operanti nello stesso mercato? Non
esattamente. Secondo un’impostazione tradizionale, l’entità dei legami
(relatedness) deve far riferimento non solo agli aspetti di “marketing”
ma anche ad aspetti tecnologici e produttivi. Seguendo questa prospettiva, è
spesso esaminata la relazione tra differenti tipologie di acquisizione e
differenti fonti di creazione di valore cioè, differenti forme di sinergie
ottenibili. Diversi autori, hanno ipotizzato e verificato empiricamente come la
possibilità di ottenere economie di scala, economie di scopo e un maggior potere
di mercato (operational and collusive sinergy) “spiega” il
concretizzarsi di operazioni di acquisizione verticali, orizzontali e di
diversificazione laterale (tutte operazioni di acquisizioni generalmente
definite correlate). Le acquisizioni non correlate (conglomerali “puri”)
sarebbero invece motivate dalla possibilità di ottenere delle sinergie di
carattere finanziario (financial synergy).
15. Cos'è una joint venture e un venture capitalist
? Una Joint Venture e' una forma di accordo fra due o più
organizzazioni - due imprese, una università e una impresa, un centro di ricerca
e un'impresa ....alla lettera "avventura insieme" -. Sono forme di alleanze
tipiche di imprese che devono perseguire progetti ad elevato rischio e che
mediante la joint venture combinano le loro riscorse - accrescendo la
probabilità di successo - e soprattutto condividono il rischio di insuccesso.
Ad esempio il Consorzio Iridium per sviluppare la telefonia satellitare e' una
forma di joint venture fra molte imprese diverse per business e nazionalita'....
Il venture capital, e' una
forma di finanziamento di imprese molto innovative, e quindi ad elevato
rischio. I finanziatori della gran
parte delle imprese internet erano dei venture capitalist. "Pino Venture" in
Italia e' un esempio di venture capitalist. Ha partecipato sin dallo start up
alla compagine azionaria di imprese come Vitaminic, "rischiando" (ecco perchè
"venture") su una piccola impresa in un settore molto innovativo, ma con la
possibilità di ottenere elevati ritorni, derivanti dalla crescita del valore
della start up (come e' accaduto per esempio nel caso di Tiscali, che una volta
quotata in borsa ha consentito al venture capitalist di recuperare con enormi
ritorni i capitali inizialmente investiti nell'avventura).
17. Vorrei avere dei chiarimenti sulla definizione di
teoria dell'agenzia. Alla base della
teoria dell’agenzia c’è l’assunto che gli interessi fra principal ed agent
divergano (conflitti d’interesse). Per tale ragione si potrebbero rilevare, in
azienda, comportamenti opportunistici con cui il principal tenderebbe ad
appropriarsi di maggior valore a discapito dell’agent o viceversa.
La stakeholder theory tiene conto delle diverse
esigenze in senso positivo (cioè come le diverse esigenze degli stakeholder
aziendali si incrociano con l'attività dell'impresa). Essa individua il ruolo e
l’influenza che i vari stakeholder hanno nei rapporti con l’impresa. Noi siamo
particolarmente interessati a questa teoria per i suggerimenti che ne possono
derivare in termini di possibili scelte di integrazioni verticali oppure
orizzontali, alleanze o per la semplice conoscenza dell'impatto dell'attività di
uno stakeholder sull'attività dell'impresa. Da questo punto di vista suggerisco
di prestare attenzione ad uno di questi modelli riportati nello
Sciarelli.
18.
Quale significato dà ai parametri moral hazard, adverse selection e
free-riding della teoria dell'agenzia? Sono tre fenomeni (e non
parametri) abbastanza complessi....anche se essenziali per la teoria
dell'agenzia. Limitatevi a quello che spiega al riguardo lo Sciarelli (il primo
e' un atteggiamento negativo e opportunistico che puo' divenire comportamento a
ragione di una percezione di non equità nel rapporto principal agent; il secondo
e' sintetizzabile con il concetto della moneta cattiva che scaccia la buona in
contesti di asimmetria informativa e incapacita' valutativa per cui ci si tara
sull'alternativa che minimizza il rischio economico anche se poi risulta quella
di minore qualita'; il terzo e' il fenomeno dell'opportunismo transazionale,
frequente in contesto in cui non c'e' la possibilita' di controllare le aizoni
di chi potrebbe fare free riding e soprattutto non vi sono successivi scambi nei
quali il free rider teme di dover "pagare" per il
comportamento
19. La resource-based theory. E' una Teoria che concepisce
l'impresa come un insieme di risorse (di conoscenza e di relazioni). Da tali
risorse dipendono le performance aziendali (ossia il valore attuale vedere
appunti seconda unità) e soprattutto le opportunità di sviluppo futuro (ossia il
valore potenzialità).
La finalità dell'impresa, quindi, dovrebbe essere
quella di accumulare in continuo tali risorse (di natura immateriale) così da
poter efficacemente perseguire la creazione di valore, obiettivo assoluto,
grazie al conseguimento del quale e' possibile perseguire gli obiettivi relativi
(quelli dei diversi stakeholder, grazia alla distribuzione/diffusione
del valore).
20.
Concetto di curva di apprendimento. E’ legata in qualche modo alle economie di
apprendimento e di scopo? L'economia di apprendimento e'
una riduzione dei costi medi unitari per effetto della specializzazione delle
risorse umane, ossia per effetto dell'apprendimento nello svolgimento di un
determinato compito (specializzazione e apprendimento grazie al quale viene
svolto in modo più efficiente, quindi con minori costi a parità di output, al
crescere delle volte in cui viene realizzato - e quindi del tempo).
L'economia di apprendimento viene rappresentata graficamente con una curva
detta appunto curva d'apprendimento o curva dell'effetto esperienza. Il
concetto di economia di scopo e radicalmente diverso.
21. Per
globalizzazione dei mercati, si fa riferimento anche alla omogeneità della
domanda o solo alla interrelazione su scala mondiale,visto che il libro parla di
tesi diverse. Per globalizzazione io
ritengo ci si debba riferire a un fenomeno che definisce l'ampliamento su scala
globale del raggio d'azione delle imprese anche a ragione del fenomeno delle
interrelazioni fra imprese in concorrenza fra loro. In tal senso un business
diventa globale quando i concorrenti che in esso operano traggono il loro
vantaggio competitivo proprio dalla possibilità di operare (commercialmente e
organizzativamente) in più paesi del mondo. L'omogeneizzazione della domanda e'
un fenomeno in parte antecedente e in parte conseguenza della globalizzazione.
Io non ritengo lo si debba considerare come essenza del fenomeno
"globalizzazione delle imprese", sarà eventualmente parte del macro-fenomeno
"globalizzazione dell'economia".
22.
Definire il concetto di processo aziendale e descrivere le categorie di processi
identificati dal modello della catena del valore. Per processo
aziendale si intende l'insieme sequenziale di attività funzionali ,organizzate
per produrre un bene o un servizio . Secondo il modello della catena del valore
, ci sono processi primari e processi di supporto . I processi primari
comprendono la logistica in entrata , le attività operative , la logistica in
uscita , il marketing e vendite e i servizi .Mentre le attività di supporto
riguardano gli approvigionamenti , lo sviluppo della tecnologia , la gestione
delle risorse umane e le attività infrastrutturali .In base a ciò l'impresa
dovrà decidere quale tipo di strategia competitiva adottare , se adottare una
strategia di leaderchip di costo ,una di differenziazione o di
focalizzazione.