Frequently Asked Question & Answer
relative alla seconda parte del corso di Economia e Gestione delle
Imprese
1. Come si riclassifica lo stato
patrimoniale secondo il criterio funzionale? Il criterio funzionale
serve ad analizzare la situazione patrimoniale nella prospettiva delle attività
operative, ossia quelle strettamente connesse al ciclo di gestione. Ad esempio,
per un’impresa industriale, un immobile a uso civile, viene collocato
nell'attivo dello s.p. anche se in fase di riclassificazione funzionale dovrà
essere iscritto fra le attività “non operative” (analogamente ai “titoli di
stato” che l'azienda ha in portafoglio, in quanto non connessi alle attività
operative). Lo stabilimento di produzione o uno specifico impianto, al
contrario, dovrà essere iscritto fra le attività operative. Il medesimo
principio vale per la riclassificazione del passivo. Un debito verso fornitori è
generato dalla gestione operativa, quindi sarà iscritto nel passivo corrente.
2. Come si calcola il CCCN nell’esercizio
in “Palestra”? Il ccnc è semplicemente la somma algebrica delle
attività commerciali e delle passività commerciali. Nel caso dell’esercizio in
palestra è dato da “clienti+rimanenze-fornitori”.
3. Cosa indica una variazione negativa del CCCN?
Segnala che il ciclo acquisto - trasformazione e vendita ha generato
risorse finanziarie.
4. Nello SP riclassificato secondo il criterio funzionale,
il fondo ammortamenti impianti è incluso tra le passività estranee alla gestione
commerciale?
No. Il fondo ammortamento impianti è già iscritto “a
storno” del valore degli impianti (ammortamento diretto), e quindi non viene
riclassificato.
5. Cosa significa una diminuizione dei debiti commerciali
in termini di analisi fonti-impieghi? Costituisce un impiego di
risorse finanziarie.
6. Il mol è una fonte di risorse finanziarie prodotte
dalla gestione. E’ vero?
Si
7. Quando in un conto
economico a valore aggiunto si determina un elevato valore dell'aggregato
"produzione di esercizio" si può affermare che ci si trova in presenza di un
alto grado di integrazione verticale dell'impresa? Si.
8. A cosa si riferisce l'analisi ABC delle materie prime e
dei prodotti finiti? E’ un’analisi della struttura economica della
materie prime e/o dei prodotti finiti. In particolare viene esaminato il grado
di concentrazione del valore (fatturato acquisti o vendite) a partire dal numero
di referenze (materie prime o prodotti finiti). Si tratta di un classico
strumento di analisi per la gestione logistica che tende a identificare materie
prime, componenti, semilavorati o prodotti finiti a più elevato valore….sui
quali concentrare gli investimenti logistici. Solitamente si verifica una
concentrazione “paretiana”: il 20% delle referenze incide per l’80% sul valore
economico di riferimento (acquisti, fatturati, ecc. ecc.).
9. Contestualmente alla riclassificazione dello S/P secondo
la pertinenza gestionale vorrei sapere se i c/c attivi e la cassa vanno
considerati come attività operative legate alla gestione commerciale.
Nella riclassificazione funzionale cassa e c/c attivi non sono da considerarsi
attività accessorie. Nella riclassificazione del bilancio in base al criterio
della “pertinenza gestionale” la riaggregazione delle voci avviene considerando
il collegamento (appunto la “pertinenza”) con le fasi del ciclo di
acquisto-trasformazione-vendita caratteristico della gestione industriale.
Vengono mantenute separate dalle decisioni operativo-industriali, le decisioni
finanziarie. Infatti, nella definizione del CCNC i crediti finanziari, anche se
a breve, ed i debiti verso le banche a breve, medio e lungo (…su cui matura un
interesse) vengono esclusi. Per la CASSA bisogna fare un discorso a parte. Se ci
si riferisce a un’impresa industriale la voce cassa rappresenta della mera
liquidità che aspetta di essere utilizzata – ad esempio per investimenti
speculativi o semplicemente titoli di stato - o comunque rappresenta una sacca
di liquidità incidentale che non riguarda il ciclo
acquisto-trasformazione-vendite. Se, invece, l’impresa svolge (in maniera
esclusiva o complementare) anche attività commerciale e di vendita al dettaglio
o all’ingrosso (per esempio, anche solo con uno spaccio adiacente allo
stabilimento), la cassa servirà per poter concludere le transazioni e, quindi,
“chiudere” il ciclo acquisto-trasformazione-vendita (ad esempio, servirà per
poter dare il “resto” ai clienti che acquistano i prodotti aziendali nello
spaccio). In generale, il trattamento della cassa dipende dal tipo d’impresa che
si analizza (ma questo principio vale per la maggior parte delle voci di
bilancio che devono essere riclassificate – la riclassificazione non è mai
un’operazione meccanica, bisogna sempre contestualizzarla in base all’impresa ed
all’attività da essa svolta). Per le imprese industriali si ipotizza, in linea
di massima, che la cassa sia fra le attività non operative (insieme con le altre
attività monetarie).
10. In cosa consistono le analisi e le decisioni di make
or buy? L’analisi di make or buy serve a stabilire se è più conveniente
"produrre internamente" (internalizzare) un bene o un servizio oppure se vale la
pena comprarlo da terze imprese (esternalizzare). Tale valutazione viene
condotta sia su dimensioni economiche che organizzative e
strategico-competitive. Sotto il profilo economico, l’analisi può essere
condotta confrontando l’andamento – anche grafico – di CF, CV, CT, RT e Margini,
nell’ipotesi di make e in quella di buy. Sulla scelta di make or buy tuttavia
pesano anche valutazioni sui costi organizzativi, spesso occulti, che in caso di
make richiedono maggiori sforzi di coordinamento e di controllo interno
(maggiori costi di transazione invece devono essere valutati nel caso di buy); e
sulle strategie, ossia sulla rilevanza strategico competitiva del prodotto - sul
ruolo nella politica di differenziazione dell'offerta aziendale sul rischio di
imitazione da parte dei concorrenti, ecc. ecc.
11. In cosa consiste la determinazione dell' EOQ?
L' EOQ – o lotto economico di riacquisto - è la quantità di riordino che
minimizza i costi di gestione delle scorte. Tali costi sono la somma di: ”costi
di mantenimento” e “costi di ordinazione”. I primi crescono all'aumentare della
quantità acquistata (considerando che il consumo non è istantaneo), i secondi
invece diminuiscono all'aumentare della quantità acquistata, verificandosi
economie di scala su tutte le singole attività amministrative e logistiche che
riguardano il singolo ordine. Il costo di ordinazione, si intende, e' relativo a
ogni singolo ordine. Non e' decrescente, in linea di principio, rispetto alla
quantità totale, se tale quantità richiede numerosi ordini diversi e
frammentati.
12. Cosa si intende per lay-out? Il lay-out è la
“disposizione dell’azienda” riguarda cioè "la disposizione fisica delle
strutture tecnico produttive, che compongono lo stabilimento e, in particolare,
la disposizione delle strutture edilizie, delle macchine, delle attrezzature e
dei posti di lavoro all'interno della fabbrica". Per i diversi tipi di lay-out
degli impianti di produzione si rinvia al libro di testo.
13. A cosa servono le analisi di posizionamento nei
processi di marketing di un’impresa? L’analisi di posizionamento
permette di comprendere qual è la collocazione del prodotto o della marca
aziendale nello spazio delle percezioni e delle preferenze dei clienti. Essa è
utile per valutare l’efficacia della differenziazione dell’offerta, definire gli
obiettivi della comunicazione, identificare le aree di debolezza aziendale e le
più opportune strategie competitive.
14. A cosa serve il MOL? Sottraendo dal valore
aggiunto il costo del lavoro si ottiene il Margine Operativo Lordo (MOL), che
rappresenta il margine disponibile per il reintegro del capitale fisico
consumato nella produzione (contabilmente, gli ammortamenti), per la
remunerazione del capitale finanziario nonché per il pagamento delle imposte. Il
MOL può essere definito anche come differenza tra ricavi monetari e costo
monetario del venduto, ovvero come differenza tra i ricavi ed i costi monetari
riconducibili al processo di acquisto, trasformazione e vendita. In tal senso il
MOL assume un rilievo particolare nell'ambito dell'analisi della dinamica
finanziaria aziendale poiché esprime il flusso monetario "potenziale" della
gestione corrente. Sottraendo dal MOL gli ammortamenti si giunge al reddito
operativo, vale a dire la quota di risultato disponibile per la remunerazione
del capitale (di finanziamento ed azionario) e per il pagamento delle imposte.
Evidentemente, in presenza di perdite operative, il valore aggiunto prodotto non
è neppure sufficiente per recuperare i consumi di capitale fisico imputati
contabilmente alla produzione dì esercizio. Sottraendo, infine, dal reddito
operativo gli oneri finanziari netti, gli oneri/proventi relativi alle gestioni
accessorie e le imposte si ottiene il reddito (o la perdita) netto.
Se costi
e ricavi sono legati, per natura o per origine, a voci di SP, allora è immediato
il legame fra MOL e CCNC e, poi fra RO e CCNC ed Immobili Operativi.
15. Quando si parla di variazione positiva del CCNC, ci si
riferisce a un aumento dei crediti o a una loro diminuzione? Ovviamente
a un aumento dei crediti (o specularmente di una diminuzione dei debiti), anche
se a dire il vero la sequenza e' opposta: aumento delle vendite o delle
dilazioni concesse ai clienti e quindi aumento del CCNC - a parità di volume dei
debiti di funzionamento e delle dilazioni ottenute dai fornitori. Questo implica
che l'azienda necessita di fondi per finanziare l'espansione del CCNC - trattasi
cioè di assorbimento (i clienti che acquistano maggiori quantita' di prodotti e
quindi legittimamente chiedono maggiori dilazioni di pagamento "assorbono" la
liquidità aziendale).
16.
Cosa si intende per "mercato servito" e "mercato contendibile"? In linea di
principio il "mercato servito" e' quello al quale globalmente l'impresa si
rivolge con una dato prodotto e con una data organizzazione di vendita. In tal
senso tende a coincidere con la domanda primaria. Quello contendibile e' invece
da considerarsi in termini strategici, ed e' rappresentato dal mercato che
potrebbe essere "aggredito" (in tal senso conteso ad altre imprese) qualora lo
si riuscisse a servire adeguatamente.
23. Come si calcola il margine di sicurezza in
percentuale? Cosa si pone al denominatore? Il margine di sicurezza (MS)
è una misura del rischio economico d’impresa. Il rischio – nelle economie di
mercato – ha anzitutto natura commerciale, e quindi si configura quale “margine”
che consente all’impresa di non rischiare perdite, nell’ipotesi in cui le
attività commerciali non diano gli esiti attesi. Il calcolo avviene sottraendo
alle quantità che si prevede di vendere le quantità di break even. Il MS viene
sovente espresso in forma percentuale ponendo al denominatore della suddetta
differenza le quantità che si prevede di vendere. Come evidenziato a lezione vi
è una differenza fra la formula proposta sul libro di testo e quella proposta
dal sottoscritto. Tale differenza e' riconducibile all'orientamento di fondo. Il
gap fra massima quantità producibile e quantità di pareggio, rapportata alla
quantità producibile indicherebbe il margine di rischio, ossia di quanto gli
impianti possono essere sottoutilizzati prima che si rischi di non produrre
risultati positivi (ossia di andare al di sotto del break even), nell’ipotesi
non si siano scostamenti possibili fra produzione e vendita. Come dire che tutto
ciò che viene prodotto viene anche venduto. Nelle moderne economie di mercato,
però, non e' la produzione in sé che garantisce risultati economici positivi.
Paradossalmente, l’impresa proprio in presenza di capacità produttive enormi,
pur avendo un margine di sicurezza molto alto (e quindi un basso rischio
teorico) ha maggiori probabilità di generare perdite. Cio' che conta, infatti,
non e' la produzione ma la vendita sul mercato dei beni e dei servizi. La
formulazione che vi ho proposto quindi e' maggiormente orientata al mercato. In
tal senso (considerando la quantità prevista) il margine di sicurezza indica in
che misura (decimale o percentuale) si "rischia" qualora si vendano quantità
inferiori alle previsioni. Più alto e' il margine di sicurezza, più basso e' il
rischio di incorrere in una perdita derivante al mancato raggiungimento del
break even (del resto "sicurezza" ha un significato opposto a "rischio").
24. Qual'è la differenza tra misure sintetiche e
analitiche e fra indicatori lead e lag, e fra misure desk e field? Le
prime sintetizzano le performance dell'azienda riassumendo più informazioni
relative ai diversi processi aziendali - ad esempio il ROI e' un indicatore
sintetico dell'efficienza produttiva, dell'efficacia delle politiche di
marketing, della performance della funzione approvvigionamenti, ecc. ecc.;
quelle analitiche riguardano invece singole performance di processo o di
funzione - la quota di mercato, il numero di difetti e rilavorazioni di un
processo produttivo, ecc. ecc. Gli indicatori “lead”, invece, sono misure
"anticipate" rispetto a quelle "lag". Ad esempio il livello di soddisfazione e
la fedeltà dei clienti sono "lead" rispetto ai loro riacquisti e ai margini che
generano per l'impresa. I ricavi e la redditività misurabile dalla tradizionale
contabilità sono lag, arrivano cioè in netto ritardo rispetto all’evento che li
produce, e quindi dopo che il comportamento dei clienti e la soddisfazione che
l'impresa e' in grado di generare li ha determinati. Quelli field, infine,
richiedono misure dirette sul campo, con ricerche e rilevazioni ad hoc. Quelli
desk sono ottenibili a tavolino, ovvero in modo routinario mediante investimenti
sui sistemi informativi aziendali. Le seconde quindi sono quasi sempre
disponibili in tempo reale in azienda.
25. Cos'è il break down? E' la "frammentazione"
di un indicatore sintetico in più indicatori analitici.
26. Cos'è il sistema di indici Du pont? E' un
esempio di break down da un indice sintetico, il ROI, a indici analitici -
turnover del capitale investito e ROS al primo livello e via via a ritroso fino
a indici analitici funzionali. Trova un esempio del genere sul libro di testo a
proposito di crescita sostenibile con il break down del ROE
27. Cos'è praticamente la BSC? E' un modello di
misurazione sistemica delle performance d'impresa, che considera le diverse
categorie di performance funzionali, interfunzionali, interne, esterne
(relazionali), passate (economico-finanziarie), future (strategico-evolutive),
ecc. ecc. E' cioè un sistema di indicatori bilanciato che tenta di considerare
le diverse misure di performance dell’impresa (lead, lag, field, desk,
analitiche e sintetiche).
28. Cos'è il valore diadico? Il valore diadico e'
la relazione fra il valore che un cliente ottiene dall’impresa e quello che
genera per la medesima impresa, riferito a uno oppure a più scambi nel tempo.
E’, di fatto, la percezione di equità fra le ragioni di scambio nella
prospettiva del cliente.
29. Le tecniche previsionali quantitative sono temporali e
causali? Si, entrambe. Le prime si fondano su analisi delle medie e
delle medie mobili relative alle vendite realizzate in periodi di gestione
passati a fini estrapolativi; le seconde si fondano su analisi di regressione
(in genere multiple) al fine di individuare variabili determinanti
(indipendendi) le vendite, meglio se con un intervallo temporale di anticipo
rispetto alle vendite stesse (variabile dipendente) – esempio vendite automobili
rispetto alla previsione di vendita degli accumulatori (volgarmente detti
“batterie”).
30. I beni di consumo sono quelli non durevoli? I
beni di consumo sono quelli che vengono utilizzati da individui e famiglie nei
loro comportamenti di consumo. Possono essere di "largo consumo" (in genere non
durevoli) ad acquisto ricorrente – nel senso che esauriscono la loro utilità in
un solo atto di consumo - oppure di consumo durevole (nel senso che le loro
prestazioni sono attese in un intervallo di tempo lungo – vedere programma di
Istituzioni di Economia Politica). Nella realtà c'e' chi consuma più
“telefonini” che bagnoschiuma. Pertanto la definizione e' di carattere generale
e serve a identificare beni che esauriscono in tutto o in parte la loro utilità
in una atto di consumo (una volta mangiata una scatola di biscotti ....se ne
deve comprare un'altra) e beni che invece hanno utilità ripetuta (una
televisione per fortuna (?) la si può vedere ogniqualvolta la si accende e per
un certo numero di anni).
31. Posso avere un chiarimento sulle attività accessorie
non strumentali? Sono le attività - in genere immobilizzate - che non
vengono impiegate in modo strumentale alla produzione caratteristica
dell'impresa. Ad esempio immobili o altre forme di investimento che non entrano
nel processo produttivo tipico dell'azienda.
32. Che succede se ro/ci=wacc? Significa che le
sia le fonti di debito che il capitale proprio sono remunerate in misura
"contrattualmente" adeguata e non vi sono "slacks", ovvero sovraprofitti per il
management.
33. Cosa significa TAEG? Il taeg (tasso annuo
effettivo globale) è quel tasso che rende uguali, su base annua, i valori
attuali di tutti gli impegni presi (prestiti, rimborsi ed oneri) esistenti o
futuri e permette di valutare correttamente il costo effettivo di un
finanziamento, tenuto conto della durata del prestito, delle date previste per i
rimborsi nonché di tutti i costi (anche le spese di istruttoria) richiesti per
l’erogazione del prestito e del beneficio fiscale che se ne ottiene.
34. Nell'ipotesi di incremento del
circolante netto il flusso di cassa si contrae perché il flusso monetario
prodotto dalla gestione non è in grado di coprire il fabbisogno finanziario,
mentre l'inverso accade nell'ipotesi di decremento che, liberando risorse
finanziarie, dilata il flusso di cassa"? L'incremento del capitale
circolante netto implica, in genere, una aumento dei debiti di funzionamento
dell'impresa - ad esempio a seguito di uno sviluppo delle vendite che genera
maggiori acquisti di materie prime, maggiori acquisti di componenti, maggiori
stipendi e consumi di energia, ecc. ecc. - cui non corrisponde un sincronico
aumento dei flussi in entrata derivanti dalle vendite (il che e' abbastanza
fisiologico e frequente). In sostanza le imprese acquistano di più sostengono
maggiori costi e vendono di più....ma al tempo stesso hanno maggiori crediti
verso i clienti e chiaramente il flusso di cassa in entrata si contrae. Nel caso
di decremento del CCN il fenomeno e' opposto. Pensi, ad esempio, a un'azione che
l'impresa svolge per recuperare i crediti in tempi piu' rapidi o concedendo
minori dilazioni di pagamento - da 90 a 60 giorni. IL CCN decresce e i flussi di
cassa aumentano.
35. Perchè si dice: "se tra le fonti di finanziamento
cresce il peso dell'indebitamento bancario, la struttura non si irrigidisce,
mentre – sic! -diviene meno elastica? Il passaggio, invero, non e' dei
più chiari. Anche a ragione del duplice significato che i continua concettuali
“rigidità/flessibilità” ed “alta elasticità/bassa elasticità” assumono nelle
politiche finanziarie dell’impresa (politiche di indebitamento). In un caso,
infatti, si riferiscono alla componente temporale del passivo (fonti a breve,
medio e lungo termine); nell'altro alla maggiore o minore semplicità con cui è
possibile sostituire una fonte di finanziamento con un'altra. Ad esempio, al
crescere del ricorso ai mezzi propri e' evidente che aumenti la possibilità di
reperire fondi di terzi. In tal senso la rigidità della struttura non riguarda
la reperibilità-intercambiabilita' delle fonti (un'azienda ben capitalizzata,
cioè sceglie se e quando sfruttare la leva ricorrendo a varie forme di debito) -
bensì la reversibilità del capitale versato dai soci. Il duplice significato di
elasticità-rigidità, pertanto, consente di spiegare anche l'apparente
contraddizione rilevabile a pagina 477 del libro di testo: l'indebitamento
bancario non "irrigidisce" nel senso che può essere facilmente sostituito con
altre forme come mutui, obbligazioni, finanziamento dei soci, ecc. ecc....ma
certamente indebolisce - e quindi rende meno elastica la politica di
indebitamento - la posizione dell'impresa sul mercato dei capitali. Ed e'
proprio dal miglior bilanciamento delle due forme di elasticità che dipende la
scelta delle politiche finanziarie (o di indebitamento). Nello specifico, se
aumenta l'indebitamento bancario la struttura acquista in elasticità, in quanto
si tratta di una forma di debito intercambiabile (consolidabile o sostituibile
con aumenti di capitale, ecc. ecc.), ma diviene anche più rigida in quanto, se
l'azienda avesse, in un secondo momento, bisogno di ulteriori mezzi di terzi,
certamente sarebbe più difficoltoso procurarseli dalle banche, dato il
comportamento “non imitativo” di tale genere di intermediari che giudicano in
genere meno "sicuro" un prestito ad un'azienda già indebitata.
36. Come funziona in sintesi il metodo ABC riferito al
cost management? In sintesi il metodo e' una evoluzione del
full-costing a base multipla. Le basi, in oggetto, però, sono le attività
aziendali (e per questo viene definito activity-based) descritte nel modello
della catena del valore di Porter. In sostanza tutti i costi aziendali vengono
imputati alle attività aziendali (principali o di supporto). Per ogni attività
vengono anche misurate le performance - ossia le unità di output (vedasi esempi
fatti durante la prima unità didattica di EGI e quelli durante la penultima
sulla misurazione delle performance) - e dal rapporto fra costi dell'attività e
unità di output emergono i costi per singola unità di attività. Tutti i prodotti
aziendali, invece, vengono considerati nella loro evoluzione con riferimento a
quante unità di output assorbono di ogni attività aziendale. Il costo di
prodotto, infine, viene calcolato come costo pieno derivante dalle unità di
attività assorbite dal prodotto per il rispettivo costo. Ad esempio: “totale
costi amministrativi/numero di fatture emesse = costo per fattura”; “costo per
fattura * numero delle fatture emesse per il prodotto = costo amministrativo del
singolo prodotto”. Trattasi di un esempio grossolano, ma serve a spiegare la
logica.
37. Potrei avere chiarimenti sul margine di contribuzione,
su quello di sicurezza e sul punto di pareggio. Ho difficoltà nel fare gli
esercizi? Il margine di contribuzione - in genere riferito a uno
specifico prodotto - e' dato dalla differenza fra il prezzo e il costo variabile
unitario. Può essere espresso in valore assoluto o in percentuale e misura il
"contributo" che ogni singolo prodotto venduto offre alla copertura dei costi di
struttura (o costi fissi e cioè invarianti nel breve periodo) e alla generazione
di redditi. Il margine di sicurezza e' concettualmente espresso dalla differenza
fra il volume di vendite previsto e il volume di vendite che assicura
all'azienda il pareggio. E' solitamente misurato in percentuale con al
denominatore le vendite previste: (Q prevista - Q pareggio)/ Q prevista e ciò al
fine di tenere sotto controllo le vendite, e in caso di flessione, avere con
immediatezza la percezione della sicurezza/rischio di non raggiungere il punto
di pareggio (e conseguentemente prendere le opportune contromisure – vedasi
anche la domanda numero 22). Il punto di pareggio e' un concetto applicabile a
molte valutazioni aziendali e indica una situazione di indifferenza nella
convenienza economica di due o più alternative operative, in genere
caratterizzate da differenti gradi di rigidità strutturale (livello dei costi
fissi e dei costi variabili). L'applicazione più diffusa e' riferita al "punto
di pareggio" dei costi, ossia alla determinazione della quantità di prodotti
che, se venduta, consente di "pareggiare" (coprire) i costi fissi e quelli
variabili, relativi si intende alle suddette quantità.
38. Che cosa si intende per GAP di valore atteso?
E' la differenza - lo scostamento alla lettera - fra valore atteso e
valore percepito dai clienti. E' una misura della loro insoddisfazione.
39. lllustrare le modalità di calcolo del CRR, dell'AMP e
del Life Time Value. Come rispondere e cosa si intende per customer
loyalty? Entrambe le domande sono riferite a concetti esposti a lezione
nel corso della seconda settimana. In sintesi la lealtà dei clienti (customer
loyalty) e' lo stadio più solido delle relazioni che un'impresa può sviluppare
con la domanda. Trattasi di una priorità elevata in quanto il valore
dell'impresa (attuale e potenziale) dipende in via prioritaria proprio dallo
stato delle relazioni con i clienti. CRR, AMP e LTV sono tre indicatori dello
stato e del valore economico delle relazioni. IL CRR è il tasso percentuale di
fidelizzazione della clientela; la longevità o anzianità media prospettiva (LPM
o AMP) e' 1/1-crr; e il Life Time Value è pari a LMP moltiplicato valore medio
annuo del fatturato o dei flussi di cassa generati da ciascun cliente (o
dall'insieme dei clienti).
40. A cosa serve il calcolo del MOL? Per meglio
comprendere il calcolo e le funzioni del MOL (vedasi anche le domanda 6 e 15 e
le relative risposte) è bene ricordare che, a seconda dell’obiettivo d’analisi
il CE viene riclassificato in base due criteri.
Tramite la riclassificazione
“al Costo del Venduto” è possibile indagare la redditività dell’impresa secondo
tre prospettive: 1) l’efficacia dell’attività produttiva; 2) la redditività
dell’attività caratteristica; 3) la redditività delle attività aziendali diverse
da quelle caratteristiche. Grazie a tale riclassificazione si perviene ad
informazioni circa il “risultato lordo industriale” conseguito. Ad esso bisogna
sommare o sottrarre costi e ricavi dell’area amministrativa e commerciale, per
arrivare al RO (in inglese EBITDA o Earning Before Interests, Tax, Depreciation
and Ammortization). Utilizzando, invece, il criterio del Valore Aggiunto ci si
concentra sulla produzione, mettendo in evidenza quanto valore l’azienda è in
grado di aggiungere alle MP e a tutti i fattori esterni acquisiti. Il VA ci dice
quanta parte della produzione è imputabile all’attività svolta internamente. È
attraverso tale riclassificazione che si giunge al MOL e, poi, al RO. Il MOL o
EBITDA rappresenta il margine disponibile per il reintegro del capitale fisico
consumato nella produzione (contabilmente, gli ammortamenti), per la
remunerazione del capitale finanziario nonché per il pagamento delle imposte. Il
MOL può essere definito anche come differenza tra ricavi monetari e costo
monetario del venduto, ovvero come differenza tra i ricavi ed i costi monetari
riconducibili al processo di acquisto, trasformazione e vendita. In tal senso il
MOL assume un rilievo particolare nell'ambito dell'analisi della dinamica
finanziaria aziendale poiché esprime il flusso monetario "potenziale" della
gestione corrente. Sottraendo dal MOL gli ammortamenti si giunge al reddito
operativo (EBIT Earning Before Interests and Tax), vale a dire la quota di
risultato disponibile per la remunerazione del capitale (di finanziamento ed
azionario) e per il pagamento delle imposte.
41. Sulla base di cosa si sceglie un canale distributivo?
La scelta dei canali distributivi, che possono essere diretti o
indiretti (questi ultimi con uno o più intermediari e quindi corti o lunghi),
deve essere fatta considerando elementi relativi al mercato (es. numero di
clienti potenziali da raggiungere, concentrazione geografica.…… pochi e
concentrati meglio il canale diretto; molti e dispersi, meglio l'indiretto); al
prodotto (es. ad alta deperibilità e di alto valore unitario? Meglio un diretto
o un indiretto corto); alla presenza di intermediari in grado di distribuire il
prodotto e al costo di interazione con tali intermediari (es. un canale
indiretto corto, quale la distribuzione di un bene di consumo mediante una
grande catena di supermercati e ipermercati nazionale o europea, presenta costi
“inaccessibili” per piccole imprese che operano su base locale. La sola
esposizione del prodotto nel punto di vendita di una catena del genere costa dai
50 ai 75 mila euro - cosiddetti contributi per il referenziamento).
42. Qual è la logica della formula ROE=ROI+(ROI-i)*grado
di leva finanziaria?
La differenza fra redditività del capitale
investito e costo del debito, spiega la redditività del C.P. in base al livello
di indebitamento. Se ROI - i è negativo, (quindi l'effetto di leva è negativo
data l'eccessiva onerosità delle risorse di terzi rispetto al loro rendimento),
l'impresa ricorrerà al capitale proprio, aumentando così il P.N., e andando
quindi ad incidere sul rendimento dell'equity (ROE). Il Roe, infatti, e' il
risultato del ROI (quindi ROI +...) e del grado di utilizzo della leva
finanziaria ( + ............* grado di leva) ponderato con il rapporto fra ROI e
costo del capitale (ROI - i).
Provando a fare un esempio numerico ci si
accorge che utilizzando solo il "ROI-i* grado di leva finanziaria" nell'ipotesi
di redditività operativa inferiore al costo del capitale si avrebbe un valore
negativo del ROE. E questo in quanto il grado di leva verrebbe moltiplicato con
un valore che è i complemento del corso dell’indebitamento rispetto al ROI. In
realta', invece, il valore di "i", se superiore al ROI, abbatte il ROI ma solo
in quota parte (la quota parte del capitale di terzi misurata con il grado di
leva).
43. Cos’è il TIR? Il TIR e' il tasso interno di
rendimento (o tasso implicito da alcuni indicato come TIM, in inglese IRR),
ossia la misura del rendimento di un dato investimento aziendale. Si calcola
ponendo la sommatoria del flussi attualizzati pari a zero e risolvendo la
formula che segue rispetto a “r”:
t=1
S
Ft (1+r)-1 - Fo (il flusso negativo iniziale dell'investimento) = 0
n
Il TIR,
quindi, è quel particolare tasso che rende identici i valori dei flussi positivi
e negativi di un progetto. In termini di implicazioni manageriali, rappresenta
il costo massimo della raccolta di fondi (da investire) che può essere
sopportato se si vuole mantenere conveniente
l'investimento.